Loris Fabiani porta in scena “Gl’Innamorati” di Carlo

Goldoni

Dopo La donna vendicativa e La donna volubile, Loris Fabiani torna a confrontarsi con Carlo Goldoni dirigendo Gl’innamorati, una delle commedie più celebri del drammaturgo veneziano. Lo abbiamo incontrato per parlare della sua passione per Goldoni, del rapporto con Il Giardino delle Ore e di cosa rende ancora attuali questi testi dopo quasi tre secoli.

Loris, non è la tua prima esperienza con Goldoni. Perché questo autore?

«Perché è l’autore che, tra i grandi classici della nostra tradizione teatrale, mi permette di esprimere al meglio la mia idea di teatro. Nelle sue opere trovo le parole, le trame, gli intrecci e le tipologie di personaggi che sento più vicini alla mia sensibilità artistica. Con Goldoni riesco a sviluppare una linea registica molto precisa, quella che mi soddisfa maggiormente. Probabilmente non potrei fare Čechov nello stesso modo in cui faccio Goldoni.»

Da dove nasce questo amore per Goldoni?

«L’ho scoperto durante gli anni dell’Accademia. Ho lavorato in alcune produzioni goldoniane e sono rimasto affascinato da quel linguaggio e da quel modo di raccontare le persone. C’è chi si innamora della drammaturgia contemporanea: io, invece, sono sempre stato attratto da Goldoni. È una passione che mi ha accompagnato anche in altri progetti artistici, come il personaggio di Lunanzio, che per linguaggio e costruzione deve molto al mondo goldoniano.»

Si parla spesso dell’attualità di Goldoni. Dove la ritrovi oggi?

«L’attualità non sta tanto nei testi, che rispetto integralmente, quanto nel modo in cui li mettiamo in scena. Io non modifico Goldoni: il testo rimane quello originale. L’elemento contemporaneo è nella regia, nel ritmo, nel linguaggio teatrale con cui raccontiamo queste storie. È sorprendente vedere quanto certe dinamiche umane riescano ancora a colpire il pubblico di oggi.»

Perché hai scelto proprio “Gli Innamorati”?

«Innanzitutto perché è un titolo molto conosciuto. Dopo aver lavorato su altre opere, avevo voglia di confrontarmi con una delle commedie più celebri di Goldoni. Ma soprattutto perché racconta una coppia che si ama e che, proprio per questo, finisce continuamente per ferirsi. I litigi, le incomprensioni, le gelosie diventano quasi gli effetti speciali della commedia.»

Cosa rende speciale quest’opera rispetto ad altre commedie di Goldoni?

«Qui Goldoni scava più a fondo nel malessere dei personaggi. C’è una densità emotiva particolare e anche una tensione drammatica che in altre sue opere è meno presente. È una commedia che racconta con grande lucidità quanto l’amore possa trasformarsi in sofferenza quando viene vissuto attraverso l’insicurezza e l’orgoglio.»

Possiamo trovare qualcosa di “Romeo e Giulietta” in questa storia?

«No, direi di no. Qui non c’è il romanticismo tragico di Shakespeare. C’è piuttosto la parte meno nobile dell’essere umano quando soffre per amore e litiga con la persona che ama per motivi spesso futili.»

Il tuo rapporto con Il Giardino delle Ore è ormai consolidato.

«Sì, dura da molti anni. Prima del 2020 collaboravo con loro attraverso spettacoli e seminari. Poi Simone Severgnini mi propose di dirigere una produzione completa e nacque La donna vendicativa. Da allora, ogni anno ho avuto la possibilità di lavorare sui palchi del festival. Per me è diventato una sorta di isola felice: un luogo dove posso concentrarmi esclusivamente sulla regia e sulla ricerca teatrale.»

Che tipo di pubblico ti aspetti?

«Conosco il pubblico che segue Il Giardino delle Ore ed è sempre stato molto attento e curioso. Mi piacerebbe però vedere anche persone che conoscono il mio lavoro comico, soprattutto attraverso Lunanzio. Credo possa essere interessante per loro scoprire da dove nascono certe suggestioni artistiche e teatrali che poi ritrovano nei miei personaggi.»

C’è un messaggio particolare in questo spettacolo?

«In realtà no. Non cerco di impartire lezioni o lanciare grandi messaggi. Il mio obiettivo principale è divertire il pubblico. Se c’è qualcosa che mi piace comunicare è la meraviglia della teatralità stessa: il teatro come gioco, come esperienza capace di stupire e coinvolgere. Tutto il resto viene dopo.»

Le date

Gli Innamorati debutterà il 19 giugno al Teatro Licinium di Erba, per poi proseguire con le repliche del 10 luglio a Ponte Lambro in Villa Guaita  e del 17 luglio a Lambrugo nel Cortile Comunale, nell’ambito della stagione del festival estivo e del festival Artigiano organizzati da Il Giardino delle Ore.

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