Architettura, paesaggio, astrazione
C’è un momento, nella fotografia di Donatella Simonetti, in cui un luogo smette di essere semplicemente un luogo. È l’istante in cui un muro, una finestra, un albero, una superficie metallica o una linea d’orizzonte acquistano una propria autonomia visiva e diventano immagine.
È questo il territorio di This must be the place: uno spazio sospeso fra realtà e astrazione, nel quale architettura, natura e materia vengono osservate e ricomposte secondo un ordine nuovo.
Simonetti attraversa città e paesaggi con lo sguardo della flâneuse. Cammina, osserva, cerca. E si ferma quando trova quel particolare punto di vista dal quale il luogo sembra finalmente rivelarsi. «Mi fermo solo quando ho focalizzato un posto ben preciso», racconta. Il suo vagabondaggio conduce dunque alla precisione dello scatto.
Nelle sue fotografie l’architettura non è mai soltanto architettura. Muri, facciate, aperture e strutture diventano geometrie; le ombre costruiscono altre forme; gli alberi interrompono e ricompongono le linee. Anche il paesaggio viene sottratto alla semplice dimensione della veduta per diventare una composizione di luce, colore e spazio.
È uno sguardo che sembra avere assorbito qualcosa della tradizione astratta e razionalista della sua Como: Radice, Rho, Badiali, Terragni, Cattaneo, Lingeri. Non tanto come citazione, quanto come disposizione naturale a cercare nella realtà una forma nascosta.
Ma Simonetti non fotografa soltanto città e architetture. Anche la materia industriale, l’acqua, il rame, la carta, la corteccia di un albero possono diventare superfici astratte. Il dettaglio si emancipa dall’oggetto che lo contiene e diventa qualcosa di nuovo.
La sua fotografia, quindi, non documenta: interpreta. Avvicina e allontana, ingrandisce e sottrae, fino a mettere in discussione ciò che pensiamo di riconoscere.
Il blu, ricorrente nella sua tavolozza, dialoga con grigi, bianchi e colori della materia. Le città — da Barcellona a Londra, da Valencia a Milano — emergono per frammenti: una facciata, una finestra, un riflesso, un cielo. Il paesaggio, allo stesso modo, diventa un luogo mentale oltre che geografico.
Il titolo This must be the place racconta bene questa ricerca. Quel «questo è il posto» non indica necessariamente una destinazione, ma il momento della scoperta: il punto esatto nel quale lo sguardo si arresta perché ha trovato ciò che cercava.
Il luogo è già lì. La fotografia consiste nel riconoscerlo.
E nel trasformarlo, attraverso l’obiettivo, in qualcosa che prima non esisteva.
Visitabile all’ Opificio Zappa da venerdì 25 settembre, meglio il venerdì e il sabato sera dopo cena.
Per info: Donatella Simonetti

